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Il calcio dilettanti dice top: «Ormai non ripartiremo più»

PADOVA Il Covid ha messo in ginocchio anche il mondo dello sport. Le ricadute dell’emergenza sanitaria sono pesanti, in un anno che ha visto lo stop di campionati e competizioni e lo svolgimento a regime ridotto dell’attività di base, il tutto con enormi danni per le società, le associazioni, i gestori d’impianti e gli atleti stessi, indipendentemente dal carattere agonistico o meno della propria pratica. Proprio sul tema dei ristori in ambito sportivo si riunirà la prossima settimana la sesta Commissione consiliare della Regione. «Il Veneto – ricorda il consigliere regionale Enoch Soranzo – è la seconda regione italiana per numero di società, tesserati e dirigenti e Padova è la prima provincia per impiantistica. Lo sport, oltre che salute, è una colonna portante del nostro tessuto sociale e soprattutto economia e lavoro per cui la pandemia mette a rischio, insieme alle società, l’indotto delle imprese e con esse migliaia di posti di lavoro». 

LA DECISIONE

Anche il calcio prosegue solo con i campionati dalla A alla D. L’Eccellenza il più importante in ambito regionale, ripartirà su base facoltativa, con le squadre divise in due gironi per designare le promozioni in serie D e senza retrocessioni. Venti club veneti su 36 hanno rinunciato a questa appendice, spiegando le proprie motivazioni ieri in una lunga lettera in cui dichiarano di accettare con rammarico la decisione presa dalla federazione e di sentirsi estremamente amareggiate per la mancata considerazione del parere negativo della maggioranza dei club. Su sette club padovani l’unica partecipante sarà l’Arcella, con sei defezioni frutto di valutazioni di natura sanitaria e talvolta finanziaria. 

LE CAUSE

Il presidente dell’Albignasego Cristiano Cecconello argomenta la propria scelta con i numeri. «A fronte di bonus ricevuti dal Comitato Regionale per circa 2.300 euro – racconta – solo per iscrizioni, assicurazioni e tesseramenti ne abbiamo spesi quasi 12 mila, il tutto con la contestuale perdita delle entrate degli sponsor le cui aziende devono fare fronte alle proprie emergenze economiche». E poi ci sarebbero le uscite future: «Parliamo di 30 o 40 mila euro, tra rimborsi ai giocatori, trasferte, tamponi e spese varie. Non abbiamo velleità di andare in serie D e dunque preferiamo risparmiare queste spese per ripartire in sicurezza l’anno prossimo. Con l’ok sanitario, avrei comunque dato la precedenza alla ripartenza del settore giovanile». 

Niente fase a gironi anche per l’Abano. «Ne facciamo una questione di rispetto e responsabilità – commenta polemicamente il presidente Gildo Rizzato – nei confronti dei nostri ragazzi. Teniamo alla loro incolumità e sappiamo che dopo cinque mesi senza gare e allenamenti, il rischio di infortuni sarebbe enorme. Chi oggi è al vertice delle nostre federazioni non ha mai giocato a calcio ed evidentemente non lo capisce». A livello economico? «Siamo dilettanti, viviamo di sponsorizzazioni e queste si sono interrotte con lo stop del campionato, ma in futuro le aziende riprenderanno a darci una mano e abbiamo retto l’urto. Era meglio fermare tutto, programmare subito la prossima stagione e i ragazzi nel frattempo saranno vaccinati». 

A MALINCUORE

Ha detto no, sia pure a malincuore, pure il San Giorgio in Bosco. «La decisione – spiega il presidente Luigi Brugnaro – è stata molto sofferta ma condivisa. Restano le preoccupazioni e le incertezze legate a una pandemia in continua evoluzione. Al di là degli oneri finanziari per chiudere una stagione complicata, ci sono da risolvere i dubbi sui protocolli sanitari, su eventuali quarantene e positività dei tesserati che, prima che sportivi sono lavoratori o studenti e hanno famiglia. Ci fermiamo oggi per ripartire più forti». 

Nessuna componente economica anche nello stop del Pozzonovo. «I nostri ragazzi – commenta il direttore sportivo Carlo Marzola – stanno soffrendo e paradossalmente, pur di giocare, lo avrebbero fatto pure gratis. Rispettiamo ogni scelta, ma la situazione contagi è peggiore di quando ci siamo fermati e la società non vuole prendersi alcuna responsabilità per eventuali problemi di salute degli atleti che avrebbero ricadute sulle famiglie e sul lavoro». 

 

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Redazione Football

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