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Calcio, la frontiera (inesplorata) dei diritti tv? I micropagamenti sulle piattaforme social

Calcio, la frontiera (inesplorata) dei diritti tv? I micropagamenti sulle piattaforme social

La prossima rivoluzione dell’intrattenimento? Usare il traffico dati al posto del dollaro. Schede sim su cui veicolare micro-pagamenti, formula che ha reso celebre iTunes. Profilo Instagram di Cristiano Ronaldo. Parte una story, due clic, dovunque tu sia con qualche giga di traffico puoi vedere sul tuo smartphone la partita live della Juventus. Cristiano si trattiene una percentuale, ipotizziamo del 20%, perché hai avuto accesso al match dal suo profilo social, un altro 20%, immaginiamo, va alla piattaforma di Zuckerberg che ha contribuito a pagare quel diritto rimborsato ampiamente dalle inserzioni pubblicitarie, un altro 20% agli operatori telefonici “con cui hai un pacchetto di giga on demand o un contratto di abbonamento, il resto alle squadre di calcio proprietarie di quei diritti.

Sono in molti a credere che l’industria televisiva del calcio abbia potenzialità totalmente inespresse. Strano per un prodotto globale, venduto ovunque. Raccontato, visto, scritto, parlato su ogni piattaforma. Per cambiarlo dovrebbe cambiare interamente il sistema di distribuzione dei diritti televisivi. Andrebbero segmentati per mercati, perché c’è una grande domanda in tutto il mondo ma solo una ristretta élite è in grado di firmare un abbonamento pay-tv ad un’emittente come Sky con accesso a centinaia di canali tematici. Contratti rigidi da 50 euro al mese che solo il 25-30% della popolazione è in grado di permettersi nei Paesi occidentali. Del 7-9% nei Paesi in via di sviluppo. Invece in Egitto ci sono 80 milioni di persone che vorrebbero vedere le gesta del loro connazionale Salah nel Liverpool ma non possono permetterselo. Per questo ovunque spadroneggia la pirateria. Offerta ridotta domanda esplosiva, così ci perdono tutti.

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Redazione Football

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