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Fase 2 anche per il calcio. In attesa di capire il destino dei campionati



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Ma una precisazione è d’obbligo: questo primo semaforo verde non significa che verrà dato anche il via libera agli allenamenti collettivi o alla ripresa del campionato di serie A, vero nocciolo della questione del cui esito non vi è nessuna certezza.

Calcio terza azienda del Paese
Tutto può ancora succedere. Il calcio sa come farsi sentire, è la terza azienda del Paese. Ma al momento, anche se i rapporti tra Lega Calcio e il ministro Spadafora si sono ammorbiditi, siamo ancora in alto mare. Nel governo, come nell’opinione pubblica, i dubbi sono tanti. Una parte, guidata soprattuto dal ministro dello Sport, spinge per imitare la Francia, cioè staccare la spina a ogni ripartenza. Ma c’è anche una componente più morbida, soprattuto una parte del Pd, che invece spinge per una linea meno rigida. Chiudere il calcio, dicono, vuol dire dare una mazzata anche ad altri sport meno ricchi che però fruiscono del gettito fiscale versato dal pallone allo Stato. Insomma, un guazzabuglio – e ci mancava la politica – dove tutto s’intreccia: sicurezza, enormi interessi economici e funzione sociale del calcio in paese psicologicamente stremato.

Resto d’Europa in ordine sparso
Anche all’estero si va in ordine sparso. In Germania, più orientata a una ripartenza, mentre si discute sul da farsi tre giocatori del Colonia sono stati trovati postivi al virus. In Inghilterra la Premier League sta cercando di concentrarsi sulla scelta degli stadi, in modo che siano lontani dai centri abitati e vicini ai ritiri delle squadre. A fine mese ripartiranno invece i campionati di Portogallo, Polonia e Danimarca.

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L’incredibile silenzio dei calciatori
Insomma, dovunque ci si pone delle domande. Si discute. E cerca di capire quanto sia possibile, anche nel calcio, non far confliggere sicurezza e ripresa della normalità, passione e business. Tutti parlano, anche chi non ha titoli per farlo. Colpisce, soprattutto in Italia, l’assordante silenzio dei maggiori interessati: i giocatori. A parte qualche voce isolata, come quella di Damiano Tomasi, presidente dell’Associazione calciatori (poco propenso a una ripartenza) i big non si pronunciano, quasi in campo ci dovesse andare qualcun altro. E dire che molti di loro (Dybala è il caso più noto) sono stati colpiti dal virus.



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Redazione Football

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