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Football Economy – Malagò: “Tifo per la ripresa del calcio, ma serve anche un piano B”

Football Economy - Malagò: "Tifo per la ripresa del calcio, ma serve anche un piano B"

foto tuttosport

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha parlato nel corso di una lunga intervista sulle colonne de La Gazzetta dello Sport dell’ipotesi di ripartenza del calcio e di tutti i problemi che il sistema sta portando con sé.

“Ribadisco quanto vado dicendo dall’ inizio del Covid 19. In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati“, ha esordito Malagò.

“È un suo diritto e un dovere: conosco le carte, le deleghe, l’autonomia della FIGC e il rimando della Federazione alla Lega dell’organizzazione dei campionati. E dico, bene, benissimo: sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda.

“Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A. Dilettanti e Lega Pro, hanno capito abbastanza presto che con certe dinamiche di protocollo non erano in condizioni di riprendere. La Serie B ha votato da poco per ricominciare. Da mesi insisto: puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore“, ha spiegato Malagò.

Nel frattempo, è ripartita la Bundesliga: In Germania ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso. I calciatori non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica. Stesso discorso per i medici. Le componenti da noi fanno parte tutte del sistema federale, lì no. Un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. Non paragoniamo realtà diverse”.

Sulla possibilità di introdurre playoff e playout: “Lo leggo, ma mi risulta che non tutti siano d’accordo. Voglio sia chiaro che il CONI ha solo interesse se il calcio, o meglio la Serie A, riesce a risolvere i problemi. Le mie non sono invasioni di campo come qualcuno le ha definite: ho un atteggiamento propositivo, non critico”.

Tra le battaglie in corso, anche quella tra la Lega Serie A e i broadcaster: “Mi limito a dire che se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e che alla fine restino scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto ma rappresenta una sconfitta del sistema”.

Malagò parla di un sistema condizionato dai diritti tv. L’ unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno. Per rifare tutti gli stadi insieme in un Paese ci sono solo tre possibilità: organizzare un Mondiale di calcio e sa va bene se ne riparla nel 2030, organizzare un campionato europeo o le Olimpiadi estive, perché si gioca anche al calcio maschile e femminile”.

Malagò dice la sua anche sul taglio degli stipendi: “Capisco le esigenze delle società, ma come affronti questo argomento se fino a metà marzo i giocatori hanno giocato, ad aprile dovevano essere a disposizione, a maggio si allenano e a giugno, luglio e agosto devono giocare? C’era la volontà da parte delle categorie di trovare un accordo, ora ognuno va a alla spicciolata: chi strappa un mese, chi due. Non c’è stata programmazione“.

Chiusura dedicata al calcio del futuro: “Il calcio dovrebbe approfittare di ciò che è accaduto per studiare quelle riforme strutturali indispensabili per avere prospettive diverse rispetto alle attuali. Ci sono problemi sotto gli occhi di tutti che vanno risolti. Now o never more. Ora o mai più”.

fonte La Gazzetta dello Sport

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Redazione Football

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