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Football Economy – Decreto dignità e calcio: arrivano le contromosse

Football Economy - Decreto dignità e calcio: arrivano le contromosse

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Scommesse e decreto dignità: sarebbe dovuto finire tutto, ma alcune società potrebbero aver trovato una scappatoia. Accordi con gli sponsor per pubblicità all’estero, mentre i siti di scommesse si sono trasformati in siti di informazione.

Ma che cos’è il decreto dignità?

Un po’ di storia… Nell’estate 2018 appena insediato, il primo Governo Conte tirò fuori un provvedimento, che oltre ad una stretta sui contratti a termine dichiarava anche guerra al gioco d’azzardo ed alla ludopatia. Vietata ogni forma di pubblicità per giochi e scommesse. Un blocco totale agli spot sul gioco d’azzardo e soprattutto le scommesse su eventi sportivi che avrebbe colpito, al momento dell’entrata in vigore del decreto, “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet”. A farne le spese, evidentemente molte società sportive (prime fra tutte quelle calcistiche) che fra i propri sponsor, partner avevano società di scommesse. Vietate inoltre, a partire dal 1 gennaio 2019, anche tutte le “sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovrimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità è vietata”.

Gli impatti sul calcio

E giù un mare critiche perché, pur in presenza di una obiettivo meritevole, quello di tutelare  i soggetti più vulnerabili da quella che può diventare una dipendenza socio-economica dal gioco d’azzardo con veri e propri effetti anche sull’equilibrio familiare e con il rischio a dover ricorrere a prestiti usurari anche in considerazione delle rilevanti dimensioni che tale pratica ha assunto nel nostro Paese, erano in molti a ritenere che un divieto così rigido sarebbe andato a colpire anche una fonte di reddito importante per alcune categorie di imprese, quali i club sportivi ed in particolare quelli calcistici, ma anche tutto il mondo della comunicazione che ruota intorno alle scommesse in ambito sportivo. Non vi era infatti trasmissione sportiva che al suo interno non avesse uno spazio dedicato alle scommesse né giornale senza inserti di questo tipo o sito internet senza un banner di compagnie di betting. Ed il divieto di pubblicità ha colpito principalmente coloro che beneficiavano di queste forme di sponsorizzazione: i club sportivi, in particolare quelli calcistici, ma anche la stessa Federazione (molto controversa è stata la vicenda della sponsorizzazione degli azzurri con una primaria compagnia di scommesse sportive) e le varie Leghe professionistiche. La stessa Lega di Serie B ed il relativo campionato erano sponsorizzati proprio da un’altra di queste società!

Nessuna meraviglia per la preoccupazione delle società calcistiche e delle due principali Leghe di calcio espressa con due comunicati quasi gemelli. In questi comunicati si manifestava il timore di perdere un indotto importante per le società affiliate (facendo pure i numeri: 12 società avevano in corso un accordo di partecipazione con aziende del comparto betting che portava loro più di 1/5 degli investimenti pubblicitari e stavano per concludere degli accordi analoghi). Ma soprattutto una perdita di concorrenzialità del nostro calcio di fronte ai primari campionati stranieri in cui le società di gaming rappresentavano e tuttora rappresentano un’importante fonte di reddito per le società sportive. Anche in questo caso facendo i numeri le due Leghe avevano rilevato come quello delle scommesse sportive fosse il 5° settore fra gli investimenti pubblicitari nei 6 principali campionati europei e che in Premier League, punto di riferimento per tutti, il 45% dei club aveva come sponsor di maglia una società di betting e che tutti gli stadi erano attrezzati con un punto gaming al loro interno.

fonte: ilposticipo.it

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Redazione Football

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